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Gay & Bisex

Incontro casuale tra le colline


di LuPgBsx
18.08.2026    |    1.714    |    11 9.5
"Mi girai leggermente con la testa verso di lui e, tirando un lungo sospiro, dissi: «Beh..."
La strada bianca si snodava tra le colline, tagliando i campi con una striscia candida sotto il sole caldo di mezza primavera. L'aria profumava di erba tagliata da poco e terra scaldata dai primi veri raggi della stagione. Indossavo un paio di pantaloncini corti e una maglietta leggera; il ritmo dei miei passi era lento, cadenzato solo dal fruscio della ghiaia sotto le suole.

All'altezza di un bivio dove la strada si ricongiungeva a Y con un secondo sentiero padronale, un'ombra si affiancò gradualmente alla mia.

Un uomo avanzava dal braccio secondario con la mia stessa andatura tranquilla. Poteva avere circa sessant'anni, la figura eretta e asciutta, le spalle ampie e il passo sicuro. I capelli grigi erano corti, pettinati all'indietro, e lo sguardo vivace, incorniciato da sottili rughe d'espressione attorno agli occhi.

I nostri percorsi si fusero naturalmente nell'unico tracciato principale. Per qualche metro camminammo in silenzio, l'uno di fianco all'altro, accordando istintivamente il passo.

«Giornata perfetta per camminare, non trovi?» disse l'uomo, rompendolo per primo con una voce calda, profonda, dal tono del tutto spontaneo. Mi rivolse un leggero cenno del capo, accompagnato da un sorriso accennato.

«Decisamente,» risposi, voltandomi verso di lui. «Con questo sole sarebbe stato un peccato rimanere al chiuso.»

«Soprattutto a questo punto della primavera,» aggiunse lui, lasciando scorrere lo sguardo sulle colline circostanti prima di posarlo di nuovo su di me. «Io mi chiamo Alberto.»

«Luigi,» dissi, allungando la mano verso di lui.

Alberto la strinse con una presa salda e decisa, la pelle del palmo calda e leggermente ruvida. «Piacere di conoscerti, Luigi. Fai spesso questa strada?»

«Sì, ci passo spesso quando ho voglia di staccare un po' la spina,» risposi, adeguando la falcata alla sua. «E tu? Non mi sembra di averti mai incrociato da queste parti.»

Alberto lasciò andare la mia mano e continuò a camminare al mio fianco, le mani giunte con disinvoltura dietro la schiena.

«Hai ragione,» sorrise, piegando leggermente la testa di lato. «Sono in zona da pochissimi giorni. A dire il vero, sono andato in pensione proprio la settimana scorsa. Dopo una vita passata di corsa, ho deciso di staccare completamente: ho preso in affitto un casale qui vicino per un mese intero. Solo io, il silenzio e queste colline per rilassarmi un po'.»

Fece un respiro profondo, espirando lentamente come a voler assaporare l'aria aperta e la nuova libertà appena conquistata. Lo guardai di traverso: nonostante i sessant'anni, aveva un portamento vigoroso e una presenza carismatica che trasmetteva un'immediata sensazione di calore.

«Un mese intero è un bell'inizio per la pensione,» commentai, facendolo sorridere di nuovo. «Hai scelto il posto giusto se cerchi la tranquillità.»

«Me ne sto accorgendo,» rispose lui, abbassando levemente il tono di voce mentre i suoi occhi scuri indugiavano per un istante sui miei, per poi scorrere con discrezione lungo la figura delle mie gambe scoperte dai pantaloncini, fino a risalire di nuovo al mio viso. «E devo dire che anche gli incontri lungo la strada rendono la permanenza decisamente più piacevole.»

Continuammo a camminare affiancati per diversi minuti, lasciando che il discorso scivolasse con naturalezza da un argomento all'altro. Alberto parlava con una calma avvolgente, interrompendo il racconto del suo lavoro con sguardi attenti e pause deliberate, dentro le quali la sua presenza si faceva via via più intensa e palpabile. Ogni tanto, nel sottolineare una frase, il suo braccio sfiorava leggermente il mio, un contatto breve e apparentemente casuale che lasciava una scia di calore sulla pelle scoperta.

Giunti al punto in cui la strada bianca si biforcava nuovamente, circondata da una fitta siepe di biancospino, rallentammo il passo fino a fermarci del tutto. La sua casa in affitto si trovava lungo il ramo di sinistra, mentre la mia strada proseguiva verso destra.

«Beh, Luigi... sembra che le nostre strade qui si separino,» disse Alberto, voltandosi completamente verso di me. Il sole calante illuminava di taglio il suo profilo, evidenziando le linee decise del mascellare e lo sguardo fermo, venato da un'evidente sfumatura d'interesse.

«Già, io devo rientrare verso il paese,» risposi, mantenendo il suo sguardo.

Alberto si avvicinò di mezzo passo, riducendo la distanza tra noi. Sostenne i miei occhi per qualche secondo di troppo, con un'intensità studiata, prima di far scivolare ancora una volta l'attenzione sulle mie labbra e poi giù, lungo il collo e le spalle, per poi tornare a fissarmi dritto negli occhi.

«Mi dispiacerebbe interrompere la conversazione proprio ora,» disse con una voce più bassa, dal tono denso e persuasivo. «Domani a quest'ora sarò di nuovo qui per la mia passeggiata. Che ne dici se ci diamo appuntamento nello stesso punto?»

«Mi sembra un'ottima idea,» risposi senza esitare, avvertendo una sottile carica di tensione accumularsi tra di noi.

«Allora è un accordo,» sorrise lui, allungando nuovamente la mano. Questa volta la sua presa fu lenta, deliberata; il suo pollice accarezzò leggermente il dorso della mia mano prima di lasciarla andare. «A domani, Luigi.»

Lo guardai incamminarsi lungo il sentiero di sinistra prima di riprendere la mia strada, con la sensazione nitida che quell'incontro fosse appena iniziato.

Il cammino verso casa fu accompagnato dal ritmico scricchiolio dei miei passi sulla ghiaia, ma la mia mente era altrove. I gesti di Alberto, quel modo prolungato di sostenere il mio sguardo, la lentezza con cui la sua mano aveva lasciato la mia e il suo pollice sul mio dorso... non potevano essere semplici casualità. Un brivido leggero mi corse lungo la schiena mentre il pensiero che fosse attratto da me si faceva strada con forza. Quel sospetto riaprì d'impatto una breccia nel passato, risvegliando ricordi di qualche anno prima, sensazioni e desideri accantonati che credevo sopiti, ma che bastava un'occhiata più intensa a far riaffiorare a fior di pelle.

Il giorno seguente l'attesa rese le ore precedenti l'appuntamento insolitamente lunghe. Quando arrivai al bivio a Y, Alberto era già lì ad attendermi, appoggiato con disinvoltura a un muretto a secco. Indossava una camicia di lino leggermente sbottonata sul collo che gli dava un'aria ancora più affascinante. Non appena mi vide, il suo viso si illuminò in un sorriso caldo e profondo.

Ci incamminammo di nuovo insieme, trovando subito una familiarità spontanea. Parlammo del più e del meno per un po', del tempo, della campagna, finché Alberto non rallentò leggermente il passo, piegando il capo verso di me con un'espressione tra il curioso e l'ammiccante.

«Dimmi un po', Luigi... un ragazzo come te, così solare, ha una fidanzata che lo aspetta a casa?» mi chiese con voce morbida, lasciando che la domanda fluttuasse nell'aria tra di noi.

Sostenni il suo sguardo, cogliendo l'intenzione sottile dietro quella curiosità. Prima che potessi rispondere pienamente, Alberto fece una breve pausa, come per misurare le parole, e riprese a parlare, aprendosi con una confessione inaspettata.

«Vedi, io per gran parte della mia vita sono stato quello che si definirebbe un bel sciupafemmine,» disse con un lieve riso amaro, ripensando al passato. «Ho avuto molte storie, donne affascinanti, poi mi sono sposato... ma dopo il divorzio qualcosa dentro di me è cambiato. Ho iniziato a sentire e a cercare qualcosa di diverso, sfumature che prima non mi ero mai permesso di explorare.»

Nel pronunciare quelle ultime parole, Alberto si fermò lungo il sentiero e si voltò completamente verso di me, riducendo lo spazio che ci separava. Il suo sguardo scese lento sui miei occhi, indugiando sulle mie labbra e sul mio petto, con una carica di attrattiva aperta e non più celata.

Cominciai a capire chiaramente dove voleva arrivare, ma volevo che fosse lui a dirlo senza mezzi termini.

«E cosa hai provato, di preciso, quando hai iniziato a cercare questo 'diverso'?» gli chiesi, fissandolo negli occhi e mantenendo un tono calmo, quasi provocatorio.

Alberto accennò un sorriso d'intesa, compiaciuto dalla mia schiettamente diretta curiosità. Fece un altro passo verso di me, abbastanza vicino da farmi percepire il calore della sua figura e il profumo leggero del suo dopobarba.

«Fare sesso con un altro uomo,» rispose senza esitare, la voce ridotta a un sussurro denso e profondo. «È stata un'esperienza completamente diversa. Mi ha dato una sensazione incredibile di superiorità, di dominio e di potere che con le donne non avevo mai sperimentato.»

Fece scivolare lentamente lo sguardo lungo il mio collo, soffermandosi sulla mia maglietta e sulla linea scoperta delle mie gambe, prima di risalire ad agganciare di nuovo i miei occhi.

«E poi, lasciatelo dire...» aggiunse, piegando leggermente il capo con un'espressione smaliziata e carica di malizia, «sotto certi aspetti gli uomini sono persino più porci delle donne. Hanno meno inibizioni, vanno dritti al sodo e danno sfogo alle loro fantasie più nascoste senza troppi giri di parole o condizionamenti.»

Le sue parole rimasero sospese tra di noi, cariche di una tensione accumulata che non aveva più bisogno di essere trattenuta. Avevo davanti a me l'occasione che speravo da anni, il tipo di incontro casuale, travolgente, che avevo solo immaginato. Decisi di smettere di pensare e di lasciarmi guidare completamente dai miei desideri.

Senza dire una parola, feci un passo verso di lui e mi accovacciai lentamente davanti alla sua figura. Alberto rimase fermo, il respiro gli si fece d'un tratto più pesante mentre le mie mani andavano a cercare la fibbia della sua cintura. Gli aprii i pantaloni e li calai con calma lungo le sue gambe, rivelando gli slip.

Attraverso il tessuto, il suo membro era ancora a riposo, ma il calore che emanava era già forte e vivo. Posai le mani sulle sue cosce nude, sentendo i muscoli tesi sotto la pelle. Alzai per un istante lo sguardo verso di lui: Alberto mi stava guardando dall'alto, con gli occhi oscurati dal desiderio e un leggero sorriso di approvazione che tradiva tutta la sua sicurezza.

Avvicinai la mia bocca e cominciai a baciarlo da sopra il tessuto sottile delle mutande, sentendo la stoffa farsi via via più calda a ogni respiro. Proprio mentre stavo per fare un gesto più deciso, le sue mani mi afferrarono saldamente per le spalle, fermandomi.

«Aspetta... non qui, in mezzo alla strada,» disse Alberto con la voce increspata da un fiato corto, mentre con lo sguardo controllava i dintorni del sentiero.

Mi alzai e ci spostammo di pochi metri, addentrandoci tra gli alberi del bosco che affiancava la strada bianca. Lì, protetti dall'ombra della vegetazione e dal fogliame fittissimo, la privacy era totale.

Alberto si appoggiò a un rilievo del terreno coperto di muschio e morbida erba, si fece scivolare i pantaloni lungo le gambe senza però calarsi gli slip, e si sdraiò a pancia in su, accomodandosi con rilassata sicurezza. La stoffa delle sue mutande segnava ormai chiaramente le forme del suo desiderio, cresciuto nel frattempo.

Incrociò le braccia dietro la testa, mi guardò dall'alto con un sorriso malizioso e provocante e, con voce bassa e profonda, disse: «Allora... dove eravamo rimasti?»

Mi inginocchiai tra le sue gambe e ripresi da dove ci eravamo interrotti, avvicinando il viso alla curva del suo bacino. Cominciai a baciarlo con lentezza attraverso il tessuto teso degli slip, lasciando che il calore del mio fiato e la pressione delle labbra gli trasmettessero tutto l'impeto che avevo trattenuto per anni. Sotto la mia bocca, la consistenza della sua erezione si faceva sempre più marcata e reattiva.

Alberto mandò un sospiro profondo, un gemito sordo che gli nacque in gola, e le sue dita andarono a cercarmi i capelli, stringendo leggermente la presa per guidare il ritmo delle mie carezze.

Far scivolare la situazione ancora più a fondo fu un gesto naturale. Con entrambe le mani afferrai l'elastico delle sue mutande e, con un movimento deciso e deliberato, lo tirai verso il basso, liberando il suo sesso. Il pene si distese d'un tratto, pulsante e ormai completamente eretto, caldo contro la brezza leggera del bosco. Alberto inarcò leggermente la schiena, lasciando sfuggire un respiro ancora più affannato mentre rimase a guardarmi dall'alto, attendendo la mia mossa successiva.

L'asta giaceva distesa sul suo ventre, tesa e rigida contro la pelle calda. Mi spinsi più avanti, azzerando ogni distanza, e avvicinai il viso fino a sentirne il calore intenso sulla pelle.

Facendo scivolare la lingua fuori, gli diedi i primi colpi leggeri e decisi, partendo proprio dalla base. Salii piano lungo la venatura centrale, assaporando la consistenza della sua pelle, fino ad arrivare alla cima ben gonfia.

Alberto sussultò leggermente, inarcando di nuovo il bacino verso l'alto. La sua mano afferrò con più forza le mie spalle, le dita che si piantavano nella stoffa della mia maglietta mentre lasciava andare un respiro lungo, profondo e spezzato.

Ripetuto il gesto una seconda volta, feci scorrere la lingua attorno alla testa del suo membro, indugiando sulla punta prima di scendere di nuovo lungo la base con leccate ampie, calde e ritmiche.

Il sapore era intenso, una combinazione calda e mascolina mischiata al leggero velo di sudore della passeggiata, che rendeva l'esperienza ancora più genuina e travolgente. Continuando a passargli la lingua lungo tutta la lunghezza, sentivo il suo corpo reagire a ogni singolo movimento.

Alberto ansimava vistosamente per il piacere, con il torace che si alzava e si abbassava a ritmi sempre più serrati. Le sue mani, prima appoggiate con forza sulle mie spalle, scesero lentamente a cercarmi la testa, infilando le dita tra i miei capelli per accompagnare le mie leccate e spingere impercettibilmente il suo bacino verso la mia bocca.

Ogni volta che la mia lingua ripassava sulla cima, un gemito più profondo gli sfuggiva dalla gola, tradendo quanto stesse godendo di quel contatto tanto atteso.

Aprii bene la bocca e lo accolsi dentro di me, lasciando che la sua lunghezza scivolasse a fondo nella gola fino al limite massimo. Avvolgendo le labbra attorno alla base per non fare attrito con i denti, iniziai a pomparlo con ritmo continuo e deciso, alternando spinte profonde a suzioni dense, prolungate e gustose.

La sua mano mi stringeva i capelli con vigore, assecondando il movimento della mia testa che saliva e scendeva senza sosta sul suo membro rigido, inzuppato dalla mia saliva e reso ancora più scivoloso e reattivo.

L'intensità del suo respiro aumentava a ogni affondo, mentre il suo bacino cercava d'istinto di spingere verso l'alto per incontrare la mia bocca a ogni singola pompata.

«Ah cazzo, che spettacolo...» disse lui, lasciando andare la testa all'indietro sul terreno e rilassando il corpo il più possibile per godersi ogni istante.

Io continuavo a spingere con fermezza, concentrato nel farlo entrare tutto in gola, lasciando che la cavità calda della mia bocca lo avvolgesse completamente a ogni affondo.

«È quello che dicevo... dobbiamo lasciarci andare,» mormorò con la voce rotta dall'affanno, mentre le sue dita si stringevano tra i miei capelli per guidare il ritmo con cadenza regolare. «Lo sento che ti piace... bravo, succhialo tutto.»

Mugolai profondamente senza staccare le labbra, un suono soffocato che vibrò direttamente contro la sua asta, confermando quanto stesse piacendo anche a me e spingendolo ad azzardare spinte ancora più decise verso l'alto.

In quel momento pensai a quanto mi stesse piacendo tutta quella situazione, ancora quasi incredulo per quello che mi stava succedendo e per come le cose si fossero svolte così velocemente. Mentre continuavo a lavorarlo con la bocca, far scivolare una mano verso i miei pantaloncini fu un gesto del tutto naturale: mi infilai le dita sotto la stoffa leggera, sfiorandomi da sopra gli slip l'erezione ormai dura e tesa al massimo.

Alberto, che mi guardava dall'alto con gli occhi socchiusi e il respiro sempre più corto, se ne accorse subito. La sua mano scese dai miei capelli per posarsi sul mio braccio, aumentando la pressione mentre il suo bacino accompagnava d'istinto ogni spinta.

Aumentai il ritmo della pompata, chiudendo le labbra ancora più strette attorno all'asta e lasciando che la mia mano sotto i pantaloncini trovasse la cadenza giusta per seguire il movimento della testa.

Continuai a pomparlo senza sosta, spingendo la testa a fondo e facendo ruotare la lingua con precisione tutt'intorno alla sua cappella, inzuppata dalla mia saliva. Alternavo suzioni dense a leccate circolari sulla punta, godendomi la reazione istintiva del suo corpo a ogni singolo passaggio.

Alberto inarcò vistosamente la schiena, piantando i talloni nel terreno morbido del bosco. Le sue mani tornarono a cercare la mia testa, afferrandomi con fermezza ma senza forzare, assecondando il ritmo vorticoso che stavo imprimendo.

«Ah, cazzo... così, Luigi...» mormorò tra i denti con la voce rotta, mentre i suoi respiri si trasformavano in rantoli sempre più veloci e affannati.

Sentivo la tensione dentro di lui accumularsi secondo dopo secondo; la rigidità del suo membro si fece ancora più marcata e pulsante contro la mia lingua, segno che il momento culminante era ormai a un passo.

Lo sentii arrivare d'improvviso: una carica calda e densa mi riempì la bocca mentre Alberto sussultava vistosamente, inarcando il bacino. Non staccai le labbra e ingoiai tutto d'un fiato, accompagnando ogni singola spinta del suo orgasmo finché l'impeto non cominciò a placarsi.

Sfilai lentamente la bocca dal suo membro, che pulsava ancora ed era abbondantemente bagnato. Senza perdere un secondo, mi chinai di nuovo su di lui per recuperare le gocce colate lungo l'asta e verso la base, passando la lingua con colpi ampi, caldi e avidi per ripulirgli completamente la pelle.

Alberto rimase steso a pancia in su, con il torace che si alzava e abbassava a ritmi svelti e un braccio piegato sugli occhi per il recupero. Sentendo la mia lingua continuare a lavorarlo da cima a fondo, lasciò andare una risata bassa, profonda e ancora impastata dal fiato corto.

«Cazzo, Luigi...» mormorò con tono ammiccante e soddisfatto, «sei proprio un bel porco, eh?»

Mi sdraiai a pancia in su sull'erba morbida e sul muschio accanto a lui, lasciando cadere le braccia e le gambe, completamente spossato ma con un sorriso soddisfatto piantato in faccia. Il petto mi si alzava e abbassava al ritmo del respiro ancora corto, mentre sopra di noi le fronde degli alberi filtravano la luce del tardo pomeriggio.

Mi girai leggermente con la testa verso di lui e, tirando un lungo sospiro, dissi: «Beh... che passeggiata interessante.»

Alberto lasciò cadere il braccio che gli copriva gli occhi e si voltò a guardarmi. Aveva ancora il fiato spezzato, ma sul viso gli si stampò un'espressione sorniona e divertita.

«Interessante è dir poco, Luigi,» rispose con la voce ancora bassa e profonda, tirandosi su un gomito per guardarmi dall'alto. Fece scivolare lo sguardo lungo tutto il mio corpo disteso, soffermandosi per un istante sui miei pantaloncini ancora in disordine prima di tornare ai miei occhi. «Direi che abbiamo trovato un ottimo modo per conoscerci meglio.»

«Sì, direi proprio di sì... che ne dici di approfondire questa sera a cena?» dissi, voltandomi a guardarlo con un sorriso complice mentre cercavo di riprendere fiato.

Alberto mi fissò per qualche secondo, divertito dall'audacia della mia proposta e con uno sguardo che tradiva ancora una chiara nota di desiderio.

«Stasera a casa mia va bene?» rispose, mettendosi a sedere e sistemandosi con calma gli slip e i pantaloni. «Però andiamo di pizza... non sono proprio un bravo cuoco.»

«La pizza mi va benissimo,» replicai, mettendomi a sedere a mia volta per riordinare i vestiti e togliermi dai pantaloni qualche filo d'erba e foglia secca rimasti appiccicati.

«Allora aggiudicato. Passa verso le otto e mezza,» disse lui, tirandosi in piedi e allungandomi una mano per aiutarmi ad alzarmi dal terreno morbido del bosco. Quando fu di nuovo dritto di fronte a me, mi strinse la mano con forza, prima di fare scivolare le dita dietro la mia nuca per darmi un bacio leggero e deciso all'angolo delle labbra. «Ti mando la posizione precisa sul telefono, così non ti perdi.»

Uscimmo dal bosco a distanza di qualche metro l'uno dall'altro per non dare nell'occhio lungo il sentiero principale, poi ci salutammo con un cenno d'intesa. Mentre camminavo verso casa, il pensiero della serata che mi aspettava e il ricordo del sapore di Alberto ancora sulla pelle rendevano il tragitto decisamente più leggero.
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